La leadership secondo Coach Wooden

I LEADER DEVONO IMPARARE CONTINUAMENTE

Credo che la leadership in sé sia largamente appresa. Certamente non tutti possono essere leader , né ogni leader è destinato alla gloria, ma la maggior parte di noi ha un potenziale che va ben oltre ciò che riteniamo possibile .

Coloro che aspirano ad essere leader possono farlo; colo che desiderano diventare leader migliori, anch’essi possono farlo. Lo so, perchè questo si è dimostrato vero nella mia vita personale. Qualsiasi abilità io possieda come allenatore o come leader sono state apprese attraverso l’ascolto, l’osservazione, lo studio e poi tentativi ed errori lungo il cammino.

Secondo me, questo è il modo in cui la maggior parte dei leader migliora e fa progressi. Per me il processo di apprendimento della leadership è durato 40 anni fino al giorno in cui ho lasciato il campo per l’ultima volta come head coach – il 31 marzo 1975 – dopo il decimo titolo nazionale conquistato con UCLA. 
A dire il vero, ho continuato ad imparare anche dopo.

10 regole d’oro per lavorare con il settore giovanile

1. Il buon allenatore di squadre giovanili ha:
- pazienza
- organizzazione
- flessibilità
- comprensione per la mentalità e l’esperienza dei bambini
- comprensione dei loro processi di apprendimento
- amore per il ruolo di istruttore ed educatore
- rettitudine
- affidabilità
- affabilità
- umanità
- la necessaria severità

2. I migliori allenatori di settori giovanili amano vedere che i ragazzi che giocano per loro hanno delle opportunità di sviluppo. Essi pensano al divertimento dei ragazzi oggi con un occhio al loro potenziale futuro

3. I bambini devono divertirsi o non giocheranno più: allo stesso tempo il nostro ruolo di allenatori è di fornire loro una base solida che essi più tardi utilizzeranno fino a raggiungere un alto livello di rendimento.

4. Una base solida significa una molteplicità di esperienze motorie e non una specializzazione precoce

5. Il linguaggio che utilizziamo con i bambini testimonia della nostra visione del mondo, dello sport, degli avversari, della squadra; i bambini imparano per lo più attraverso l’imitazione di modelli; che lo vogliamo o no noi rappresentiamo per un certo periodo di tempo e in un certo modo i loro modelli. Di questo siamo responsabili.

6. Se vogliamo farci capire dobbiamo utilizzare il tono giusto. E’ importante in modo particolare che ci presentiamo sempre POSITIVAMENTE, anche quando commettono errori. Perché solo con gli errori si può imparare! Questo però non significa, che non si debba utilizzare una certa durezza o severità: significa solo, che E’ POSSIBILE IMPARARE NON CON LA PAURA DI SBAGLIARE O DI RICEVERE UN RIMPROVERO, BENSI’ ATTRAVERSO LA COMPRENSIONE E LA FIDUCIA IN SE STESSI.

7. E’molto importante capire che I BAMBINI NON SONO DEI PICCOLI ADULTI : per lavorare con loro è necessario prenderli sul serio, capire le loro condizioni di vita, riconoscere la loro sensibilità ed essere pronti a trattarli individualmente, cioè offrire loro non solo esperienze di gruppo ma anche contatti umani personali e mirati.

8. Varietà e fantasia sono premesse indispensabili per l’allenamento dei settori giovanili MA è importante anche che tutto venga presentato in modo accessibile e graduato, senza perdere di vista il divertimento.

9. Dopo che l’allenatore di settori giovanili ha capito quanto sia importante e possa essere difficile allenare bambini e ragazzi e perchè, è necessario che si prepari e aggiorni continuamente e si faccia aiutare da specialisti. Un lavoro in team anche da parte degli allenatori è una possibile risposta e un modello interessante per i ragazzi stessi.

10. Naturalmente è particolarmente importante il coinvolgimento delle famiglie, della scuola, delle istituzioni nel progetto. Possiamo iniziare con qualcosa di facile e ben realizzabile e cercare di suscitare entusiasmo. Però – almeno nel corso del tempo – NON possiamo fare tutto da soli: dal punto di vista organizzativo qualcun altro ci deve aiutare . Questo porta anche alla formazione di una particolare mentalità, che si basa sulla collaborazione e sulla iniziativa personale attraverso il gruppo dei compagni.

L’importanza di lavorare per obiettivi

All’inizio di ogni nuova stagione vale la pena fare una revisione accurata della precedente per poi passare ad una pianificazione efficace del lavoro da fare nel nuovo anno.

Chiediamoci :

-          ci siamo preparati adeguatamente la scorsa stagione ? a livello fisico, tecnico, mentale

-          quali aspettative avevamo ?

-          quali erano gli obiettivi che ci siamo prefissati ?

-          quando e come li abbiamo stabiliti ?

-          quali sono stati raggiunti ?

-          quali non sono stati raggiunti ?

Se questo semplice lavoro di riflessione e di risposta viene condotto con precisione , vedremo che una serie di elementi chiave per la comprensione di ciò che è successo lo scorso anno emergeranno spontaneamente.

Molte volte , lavorando con atleti e squadre su questi aspetti fondamentali ma spesso trascurati del nostro lavoro , possiamo imbatterci in un fenomeno diffuso, la generalizzazione.

Tutti ormai sanno cosa significhi genericamente impegnarsi, avere un obbiettivo etc. ma la definizione dell’obiettivo stesso è cosa ben diversa e rappresenta una delle chiavi per la sua realizzazione.

E lo stesso vale in tutti i campi dell’esistenza, soprattutto a scuola oppure per un’attività complementare come quelle che sono legate al tempo libero, qualcosa che necessita prima di tutto realismo e concretezza nella sua definizione e successivamente costanza nel lavoro giorno per giorno. Quante volte iniziamo qualcosa – un corso , un’attività, un hobby, per non dire invece un lavoro che fa parte delle nostre responsabilità – e non riusciamo a passare dall’entusiasmo dei primi giorni al traguardo che avremmo dovuto o voluto raggiungere?

Anche in questi casi, spesso, ciò che ci manca è la concretezza della definizione esatta sia del nostro obiettivo sia dei passi necessari a conseguirlo.

Prima di tutto è necessario avere un’immagine chiara di ciò che si vuole conseguire , sia questa una abilità ( voglio saper suonare la chitarra / voglio saper lanciare ) sia questo un risultato ( voglio realizzare una scultura / voglio battere 300 questa stagione ).

Per avere un’immagine chiara devo anche documentarmi, soprattutto nel caso dell’abilità che voglio sviluppare e conseguire. Mi devo chiedere : sono consapevole di cosa comporta lanciare ? Quando posso dire di essere diventato un lanciatore ? molte volte invece affrontiamo una qualsiasi abilità in modo generico, vago, senza vera consapevolezza.

La prima grossa conseguenza è che di fronte alle difficoltà – non previste – ci arrendiamo, perché la nostra immagine del processo che stavamo per intraprendere era molto più liscia, più indolore e non avevamo certo calcolato di imbatterci in questi intoppi. Occorre dunque valutare bene cosa ci aspetta, partendo prima di tutto dalla conoscenza del problema.

Ma un secondo passo è la definizione dei passi da compiere. Non basta infatti sapere che si vuole raggiungere la cima di una precisa montagna, né comprare per questo tutta l’attrezzatura : è un buon inizio ma non significa che conseguiremo la meta. Occorre invece sapere qual è il sentiero da prendere, quanto è lungo, quanto tempo impiegheremo, le sue caratteristiche, le nostre caratteristiche, le condizioni atmosferiche, il nostro stato di salute e di forma…

Occorre, cioè, diventare precisi e scientifici nell’affrontare l’obiettivo, avere un piano , studiare , valutare e poi… partire !

Tornando al softball … cosa ci serve?

Prima di tutto un’analisi del nostro livello di partenza. E deve essere un’analisi puntuale, suffragata da documentazione ( statistiche, osservazioni, test, video ) comunque deve essere una lettura della situazione iniziale più realistica possibile. Questo perché qualsiasi programma di lavoro deve partire da dove sono oggi per poter fare dei passi avanti.

Poi occorre una definizione precisa dei livelli di progresso che vogliamo raggiungere, tenendo conto di tempi e disponibilità effettive da parte dei giocatori, dei tecnici, delle strutture.

In seguito si passa ad una calendarizzazione dei passi da compiere : per far questo è necessario prima di tutto stilare la lista di questi passi , cioè la progressione di lavoro e anche questa deve essere realistica, calibrata sui singoli soggetti ma anche pensata a seconda delle reali disponibilità; poi bisogna abbinare la progressione ad una tempistica, cioè elaborare un calendario di lavoro che tenga conto anche dei tempi in cui il lavoro non è possibile e di pause.

Importante è anche inserire momenti di verifica periodica che possono variare molto a seconda che si lavori su abilità fisiche ( misurabili più facilmente e più esattamente ) o su abilità tecniche      ( più osservabili attraverso l’osservazione o l’analisi video ) le quali a volte necessitano di molto più tempo e devono essere valutate anche attraverso traguardi intermedi.

Se il lavoro di pianificazione e di preparazione è ben fatto, seguirlo sarà solo un problema di costanza e di determinazione, ma anche nel caso di pause o interruzioni sarà più facile riprendere il passo là dove si è interrotto il cammino, magari ripianificando una parte del calendario.

Quando invece l’obiettivo del lavoro resta fumoso, indefinito, generico, è molto più difficile esercitare costanza, tenere il passo o recuperarlo in caso di un’interruzione.

Il tempo speso nella preparazione non è mai sprecato, ma investito per poterlo risparmiare più avanti.